Benvenuti

DOTT. MARCO COSIMI

Benvenuti sul mio sito: sono il Dott. Marco Cosimi, un medico chirurgo che a Monterotondo Scalo, in provincia di Roma, si occupa in maniera specifica di cura delle emorroidi e del relativo prolasso. Nel presente sito, punto a far conoscere le più attuali possibilità delle applicazioni di diagnosi, in tema di imaging e di impiego terapeutico.

“Il sottoscritto Dott. Marco Cosimi dichiara, sotto la propria responsabilità, che il messaggio informativo contenuto nel presente sito è diramato nel rispetto delle linee guida contenute nelle “Direttive per la valutazione della pubblicità e dell’informazione su siti internet e per l’uso della posta elettronica per motivi clinici.  Delibera 129/2007 adottata dal Consiglio Direttivo dell’Ordine dei Medici di Roma, 19/06/2007””

 

Chi sono

Sono il Dott. Marco Cosimi, nato a Roma il 6 aprile del 1960 e laureato in Medicina e Chirurgia presso l’università di Roma “Sapienza”. La discussione della tesi, con votazione finale di 110 e lode, è stata portata a termine un anno prima della fine del percorso regolare: per questo motivo, nel 1986, ho ricevuto diverse proposte di lavoro nel settore Ricerca e Sviluppo e un anno dopo sono entrato a far parte del gruppo Janseen Beers, consociato alla Johnson&Johnson, come addetto per il dipartimento di Ricerca Cardiovascolare (R.& D. Department Cardiovascular Research).

Grazie a questa occasione ho avuto la possibilità di viaggiare e apprendere molto da colleghi illustri, che poi avrebbero fatto della Ricerca e dello Sviluppo il loro principale obiettivo e campo professionale; parallelamente mi sono specializzato presso il Policlinico Universitario “A. Gemelli” di Roma, più precisamente all’interno della Scuola di Chirurgia Vascolare. Il direttore, l’illustrissimo Prof. Di Giovanni, e uno dei suoi allievi prediletti, il Prof. Snider, hanno caratterizzato il mio settore e la mia carriera: il primo è stato pioniere della Chirurgia Vascolare Arteriosa a livello internazionale; il secondo è stato il professore con cui discussi la mia tesi sperimentale di specializzazione, oltre che una continua fonte di ispirazione. In totale, posso vantare 3 specializzazioni chirurgiche, ottenute in varie università della Capitale.

A livello di esperienze, ho lavorato per circa 20 anni, fino al 2015, presso la U.O.C. di Chirurgia d’Urgenza dell’Ospedale S. Eugenio di Roma a stretto contatto con il Prof. Vincenzo Blandamura, Primario della struttura; in seguito, sono stato Chirurgo Generale sempre al Gemelli, ma presso la U.O.C. specifica diretta dal Prof. Massimo Carlini.

CV del Dott. Marco Cosimi

  • Laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Università di ROMA “SAPIENZA” in data 27/11/1985 con voto 110/110 e lode
  • Abilitazione professionale presso l’Università di CAGLIARI in data 02/sessione/1985 -Titolo equipollente all’attestato di formazione in medicina generale -annotazione ex art. 30 – commi I e IVD.Lgs. n. 368 del 17.8.1999
  • Iscrizione all’Albo dei Medici-Chirurghi della provincia di ROMA in data 23/04/1986 con n. d’ordine 37028

Specializzazione o titolo accademico in:

  • Chirurgia Generale presso l’Università ROMA “SAPIENZA” con voto 68.00/70 dal 24/07/1990
  • Chirurgia Vascolare presso l’Università ROMA “CATTOLICA S. CUORE” con voto 49.00/50 dal 26/10/1995
  • Urologia N. O. presso l’Università ROMA “TOR VERGATA” con voto 40.00/50 dal 21/11/2001

Trattamento emorroidario

EMORROIDI:
UNA PATOLOGIA VENOSA.

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“Il termine emorroidi appartiene ad una antica tradizione, ma anche se il suo uso può indurre perplessità riguardanti la sua causa, evoluzione ed origine, dobbiamo affermare senza ombra di dubbio che trattasi di dilatazione di vasi venosi della regione anale, conseguenti ad una stasi cronica di variabile grado e che l’emorroide che si rende visibile, altro non rappresenta se non che “la punta di un iceberg” sulla cui causa è lecito dover ragionare in linea con gli insegnamenti del Prof Antonio Longo,: poiché come ci ha da tempo dimostrato, lo sviluppo di varici ano-rettali sfiancate, è sempre conseguente alla presenza di un prolasso interno della mucosa anale e rettale, che le causa e che le precede. Il prolasso della mucosa ano-rettale è lo scollamento a 360° dell’epitelio mucoso interno ed a contatto con il contenuto del canale ano-rettale: dunque con le feci stesse. Il progressivo scollamento e la riflessione della mucosa, occupando lo spazio interno del canale anale e rettale e creando spesso stitichezza (sindrome da ostruita defecazione) e facendo fuoriuscire con il tempo il prolasso mucoso all’ esterno del margine anale, spesso in modo stabile e non più riducibile dallo stesso paziente. La prima vera causa delle emorroidi” è dunque sempre il prolasso mucoso anale e rettale.”

COSA SONO LE EMORROIDI?

  • Dal greco haima, “sangue” e rhéò, “scorrere”:
    descritte in molti testi specialistici come “vene varicose dell’ano e del retto”, sono un tessuto venoso spugnoso situato nella sottomucosa dell’ano e della parte terminale del retto, quale  plesso venoso, tributario della vena porta al fegato, e quale plesso venoso, tributario della vena cava inferiore esternamente all’intero spessore mucoso, fino al “piccolo circolo”: tali plessi presentano tra loro ampia comunicazione attraverso anastomosi che, “attraversando a tutto spessore la mucosa anale” grazie alle numerose anastomosi, portano il sangue venoso dallo spessore mucoso in senso antigravitario al nostro bacino venoso viscerale.
  • Quando il plesso venoso emorroidario interno diviene cronicamente insufficiente, lo stesso si dilata omogeneamente per l’aumentare progressivo della stasi venosa: origineranno così emorroidi interne, visibili o meno, nello spazio sottomucoso anale.
  • Per le anastomosi esistenti e per lo scollamento mucoso dei gavaccioli emorroidari,che all’ aumento della pressione venosa stabilizza l’emorroide esterna, molto sensibile poichè contenuta dalla sola epidermide.
  • Emorroidi sintomatiche possono richiedere trattamenti specifici, eseguibili su una base ambulatoriale: dobbiamo dire che sono proprio i tessuti di sostegno venoso che, stirati dalla patologica pressione interna, determinano come risultato finale la dilatazione e il progressivo assottigliamento nella parete dei plessi venosi sotto e sopramucoso,con possibilità di dolore interno e perianale.

TECNICA:

  • La visita viene eseguita grazie all’ utilizzo di un rettoscopio monouso trasparente illuminato con fibre ottiche, per l’ individuazione del grado e della presenza delle eventuali patologie in atto, dopo preparazione del paziente con pomata anestetica. (L’accurata toilette intestinale e rettale è indispensabile nei due giorni precedenti la visita).
  • La terapia è indolore ed ambulatoriale, della durata di circa 10-15 minuti e viene eseguita con l’ infiltrazione indolore del principio attivo nei gavaccioli emorroidari esterni ed interni (eventualmente presenti in vario numero).
  • Il paziente verrà trattenuto in osservazione per circa 1 ora.
  • Non si otterrà l’escara necrotica della consueta scleroterapia (con effetto demolitivo del solo gavacciolo trattato), ma grazie ad un utilizzo del principio attivo (salicilato di sodiotamponato in veicolo idroglicerico) adeguatamente diluito secondo le indicazioni terapeutiche del caso, ci è consentito recuperare estesamente e stabilmente il tono venoso del plesso emorroidario intero: la rigenerazione della sola parete venosa dell’intero plesso rende ragione della scomparsa visiva dei gavaccioli prima evidenti ad una distanza variabile tra i 25 e i 35 giorni; la sintomatologia si risolve rapidamente ed il paziente potrà tornare normalmente il giorno seguente alla normale vita di ogni giorno.
  • Consigliato, ma non indispensabile, un semplice antinfiammatorio appartenente alla categoria dei consueti FANS, solo per 1-4 giorni. Il paziente conduce però una vita normale e compatibile con i propri impegni.
  • La soluzione fleboterapicaha forte azione antibatterica e la sua azione è rispettosa sui tessuti trattati: ciò consente di iniettare e distribuire nel plesso venoso emorroidario un dosaggio adeguato pari a circa60-240 ml. complessivi, per la necessità di giungere con il principio attivo estesamente fino al plesso venoso interno (normalmente in anatomia i plessi venosi emorroidari sono 3 ed il diverso grado di coinvolgimento degli stessi corrisponde alla sede anatomica che li rifornisce). Dunque le emorroidi interne non sono necessariamente un grado più leggero od iniziale della patologia essendo peraltro accompagnate ad un prolasso(scollamento e scivolamento verso l’esterno del canale anale) della mucosa rettale.
  • La rigenerazione dei tessuti si concretizza con la risalita dei plessi venosi (non più varicosi) al di sopra della struttura muscolare sfinteriale anche per la risalita e relativa fissazione al piano sottomucoso del prolasso mucoso stesso, il quale retraendosi e rafforzando stabilmente il suo trofismo si pone così nella condizione di contenere nel canale anale e nel retto basso le strutture venose normalizzate dei plessi. Tali strutture non sono state né sezionate od asportate, né necrotizzate come avviene con altre metodiche, ma sono biologicamente viventi.
  • Nelle opportune diluizioni si vuole ottenere un effetto stabile, come dimostrato per gli altri distretti venosi (vedi la gallery dei casi clinici portati a dimostrazione), restituendo al plesso venoso emorroidario intero e sede dei reflussi di variabile grado, il recupero dell’integrità tessutale, con scomparsa visiva della patologia e rapido recupero delle funzioni.
  • In considerazione della gravità della patologia in atto si rendono necessari nel tempo (2 mesicirca) ulteriori trattamenti (3-4) per ottimizzarne e stabilizzarne l’esito.
  • Data la rapidità del percorso terapeutico, una colonscopia endoscopica sarà eseguibile anche a breve distanza, non dimenticando l’indicazione per una colonscopia virtuale, là ove preferibile.
  • Il medico specialista di tale metodica, acquisisce con gli anni una pratica consolidata, impiegando una soluzione brevettata di salicilato di sodiodiluita in veicolo idroglicerico tamponato, ottimamente tollerata e validata da studi internazionali di grande rilievo e riconoscimento, in grado di essere impiegata per ristrutturare le pareti venose sfiancate nel plesso emorroidario esterno ed interno e non solo, poichè liberando numerosissimi fattori di crescita cellulare specialmente dalle cellule del sangue venoso, sono in grado di risolvere naturalmente anche il prolasso mucoso che è alla base dello “scivolamento venoso” verso il basso e verso l’esterno, essendo la rigenerazione del prolasso mucoso  stimolata dalla conseguente attivazione delle cellule staminali della matrice extra-cellulare della mucosa esuberante e circostante ai plessi venosi varicosi ed “ampiamente scollata e frequentemente scivolata” verso l’esterno del canale anale.

I TRATTAMENTI EMORROIDARI SONO RESI TOTALMENTE INDOLORI DALL’ UTILIZZO DI UNA POMATA ANESTETICA.

  • A tutt’oggi è l’unica metodica realmente non demolitiva ma rigenerativapoiché fà appello soprattutto ai fattori di crescita piastrinici e delle cellule del tessuto ematico venoso che abbondantemente stazione nelle grosse varici anorettali dei plessi emorroidari venosi sfiancati, risolvendo al contempoanche il prolasso della mucosa stessa.
  • E’ bene ricordare che la malattia emorroidaria non è legata solo alla dilatazione delle vene dei plessi emorroidari, ma bensì soprattutto al loro dislocamento verso il basso, causato dal contestuale prolasso emorroidario.
  • La dilatazione, la congestione, gli episodi trombotici ed il sanguinamento, sono dunque i sintomi anche di questo dislocamento che rende tortuosi i vasi e li strozza, spesso fin al disotto degli sfinteri: la terapia rigenerativa riposiziona il tessuto emorroidario prolassato nella sua sede naturale in seguito anche alla marcata retrazione della mucosa, così non più prolassata né peraltro scollata dai piani sottostanti e dove si è visto che riacquista le sue caratteristiche anche senza trattamento flebotropico, ma anche soltanto in virtù di metodiche “ricostruttive” della sola mucosa scivolata ed ampiamente “stirata ed allungata” abnormemente fin dal retto basso nell’ampolla rettale ed addirittura anche al di fuori dello stesso muscolo sfinteriale .
  • Anche l’alterazione anatomica delle VAR (varici ano rettali) viene però così stabilmente risolta sia emodinamicamente con una “normalizzazione rigenerativa” della pressione intra-venosa dei plessi venosi scivolati e dislocati nel prolasso mucoso ed ora non più varicosi (VAR) né prolassati (di I-II-III o IV grado) e dando maggiori garanzie anatomiche alle frequenti recidive precoci di altre tecniche chirurgiche ricostruttive.
  • Essendo i fattori di crescita cellulare abbondantemente liberati (dalle piastrine, dai globuli bianchi, dalle cellule endoteliali) ampiamente efficaci per risolvere diffusamente anche prolassi (scivolamento e scollamento verso il basso della mucosa) di enorme entità od altrimenti irriducibili: l’attivazione staminale dimostra essere ampiamente efficace a livello della matrice extra cellulare nel tessuto extra e peri-venoso della mucosa a contatto e determinando una successiva ed efficace retrazione della stessa mucosa “scivolata e scollata verso il basso”, attuandosi però anche la sua fissazione omogenea ai sottostanti piani anatomici,per rigenerazione cellulare staminale autologa estesa nel tessuto connettivo perivenoso: cioè la mucosa stessa.
  • Proprio a seguito della risoluzione dello “scollamento e scivolamento” del prolasso mucoso il paziente a seguito dei trattamenti rigenerativi fleboterapici otterrà sempre un marcato e stabile miglioramento della funzionalità evacuativa, con evacuazioni rapide, efficaci e senza sforzo alcuno, anche là ove è presente una grave sindrome da ostruzione defecatoria (come sempre avviene negli enormi e cronici prolassi mucosi), risolvedo così anche le più ostinate stipsi causate dal prolasso mucoso stesso, proprio contestualmente alla correzione anatomica dello scivolamento del prolasso mucoso stesso.
  • La risalita del prolasso mucoso, la sua fissazione anatomica ai sottostanti piani anatomici, la contestuale omogenea e diffusa rigenerazione stabile delle varici anorettali dei plessi venosi varicosi (VAR) consentono quella stabile riduzione della pressione venosa (a 360° intorno all’ampolla rettale ed al basso retto) anche dei plessi venosi varicosi, senza la cui correzione è impossibile non assistere alle recidive precoci (3 mesi) che conseguono le procedure chirurgiche che non siano in grado di attuare una correzione anatomica delle reali cause che sostengono e che possono realmente riproporre a breve la patologia del prolasso mucoso emorroidario stesso.
  • Pazienti fortemente riluttanti a procedure invasive per l’età od il timore cronico o per una chemioterapia in atto o per eventuale grave co-morbilità con altre patologie importanti o quando vi sia necessità di un breve tempo di recupero per il paziente: è anche’ per tali pazienti che esiste la possibilità di tale alternativa che non vuolené può sostituire certamente il valore delle numerose tecniche standard.

I TRATTAMENTI EMORROIDARI SONO RESI TOTALMENTE INDOLORI DALL’ UTILIZZO DI UNA POMATA ANESTETICA.

  • numerose ed affermate pubblicazioni di grande rilievo medico-scientifico internazionale hanno dimostrato ed acquisito farmacologicamente da tempo che il salicilato di sodioproduce una potente stimolazione delle cellule staminali e che gli effetti rigenerativi constatati sulle pareti venose del plesso emorroidario e sul prolasso mucoso scivolato e variabilmente scollato sarebbero dovute in gran parte anche a questa importante e specifica azione locale di tale FANS, utilizzato fin dagli inizi del 1900 esclusivamente come principio attivo“sclerosante“ che però ad alta diluizione dimostra un’azione biologicaben diversa e dunque realmente rigenerativa, poiché in grado di liberare e di poter opportunamente “attivare” i fattori di crescita e differenziazione cellulare: il “concime” ed il più importante stimolo di attivazione locale per le cellule staminali autologhe. La terapia è parimenti efficace per la guarigione anatomica delle ragadi anali.
  • il trattamento non è usato normalmente, ma il dott. Cosimi ritiene per sua esperienza personale che si tratta di un trattamento valido ed efficace. La T.R.A.P. emorroidaria è un trattamento ideato dal Dott. Marco Cosimi in cui il salicilato di sodioviene utilizzato ad una bassa concentrazione normalmente non utilizzata e pari a 0.090 gr. diluiti ogni 3 ml. infiltrata nel dosaggio complessivo di 60-250 ml. èritenuta nella mia personale esperienza una terapia valida ed efficace. A tutt’oggi sono oltre 1000 i casi clinici da me trattati e che hanno tratto un beneficio stabile dalla stessa a 5 anni dai controlli ad iniziare dal 2008.
  • La terapia viene sempre fatta seguire dall’uso quotidiano (almeno 2 volte/die di gel per uso rettale a base di acido ialuronico). L’acido ialuronico ristruttura la matrice extra-cellulare, in particolare il collagene: una proteina a triplice elica sinistrorsa, composta per circa il 35% dal più piccolo degli aminoacidi (l’aminoglicina).
  • L’acido ialuronico non deve essere iniettato, ma dimostra un’eccellente efficacia per assorbimento trans-mucoso nell’ampolla rettale ed il suo impiego endorettale deve essere costante e variabile da 1 a 3 mesi dopo la stimolazione rigenerativa.
  • La metodica rigenerativa T.R.A.P. emorroidaria liberando numerose varietà di fattori di crescita e differenziazione cellulare del tutto fisiologici del paziente, non può determinare in alcun modo stenosi anali, complicanze tessutali, necrosi, ascessi, né emorragie precoci o tardive od infezioni (comportandosi stabilmente per alcune settimane come un “antibiotico naturale” non viene infatti prescritto alcun antibiotico, poiché inutile). La T.R.A.P. emorroidaria è un trattamento ideato dal Dott. Marco Cosimi in cui il salicilato di sodioviene utilizzato ad una bassa concentrazione normalmente non utilizzata e pari a 0.090 gr. diluiti ogni 3 ml. e che in tale situazione si realizza un risultato ed un obbiettivo biologico ben diverso da quello della comune scleroterapia.

Infiltrata nel dosaggio complessivo da 60-250 ml. è ritenuta nella mia personale esperienza una terapia valida ed efficace. Ritengo nella mia esperienza maturata dopo il trattamento di migliaia di casi clinici, che per la specifica sua esecuzione corretta è indispensabile un approccio specialistico di Chirurgia Generale e colon-proctologico ed anche di Chirurgia Vascolare ed un’esperienza Ospedaliera adeguata in ambiente Chirurgico di alto profilo giova all’attuazione tecnica ed alla reale comprensione della finalità stessa della tecnica e della modalità della correzione anatomico-funzionale da me ideata al fine di “concretizzare e pilotare” l’autoguarigione del caso clinico, ottenendo il risultato più desiderabile per il paziente. Il confronto costruttivo tra le diverse discipline Specialistiche e la moderna e più attuale Medicina Estetica Rigenerativa e Chirurgia Plastica ha apportato da alcuni anni enormi ed impensabili prospettive terapeutiche a tutto beneficio dei pazienti.

Schematismo rappresentativo delle più frequenti sedi di localizzazione delle patologie del plesso emorroidario esterno, affiorante attorno al canale anale, secondo le relative dimensioni assunte dal gavacciolo emorroidario in questione.

L’INTERVENTO TRADIZIONALE SECONDO MILLIGAN MORGAN:

  • Il paziente deve entrare in Ospedale dai 2 ai 4 giorni prima di essere sottoposto all’intervento chirurgico e il giorno precedente è a digiuno totale.
  • L’intervento è di tipo chirurgico e risulta perciò invasivo.
  • I dolori post-operatori sono notevoli.
  • Prima di poter essere dimesso, il paziente viene tenuto sotto osservazione all’interno dell’Ospedale per un’adeguato periodo di tempo.
  • Il ritorno alle normali abitudini è lungo. Prima di poter evacuare senza problemi passeranno alcune settimane.
  • Sommando i giorni di ricovero pre-intervento, i giorni di degenza e quelli necessari per il pieno recupero delle forze, il paziente che si sottopone ad un normale intervento di emorroidectomia può perdere fino ad un mese di lavoro. Sono presenti tutte le comuni complicanze degli interventi chirurgici (emorragia precoce e tardiva, irregolarità frequenti dell’alvo, ascessi ed altro).

L’INTERVENTO DI FLEBOTERAPIA RIGENERATIVA EMORROIDARIA:

  • L’operazione viene eseguita ambulatorialmente.
  • La preparazione è minima e si limita alla somministrazione di una purga la sera precedente.
  • L’intervento dura un massimo di 30 minuti, poi il paziente torna a casa subito dopo un’osservazione clinica di un’ora, sulle proprie gambe.
  • L’evacuazione avviene normalmente, dopo un giorno.
  • L’attività lavorativa riprende già nel giro di una giornata, dopo somministrazione di un normale antidolorifico FANS per un periodo di soli 3-4 giorni.
  • L’intervento viene esteso a tutte le emorroidi rilevate internamente ed esternamente e di qualsiasi grado.
  • Il principio ispiratore dell’intervento è localmente quello della medicina rigenerativa, mediato in gran parte dalla più attuale terapia ricostruttiva ed estetica, al fine di recuperare la normale integrità tessutale. L’obiettivo terapeutico è esteso al recupero non del solo “effetto” patologico visibile (emorroidi) ma anche delle sue “cause flebologiche” (possibilità di recuperare l’abnorme dilatazione delle vene del plesso emorroidario interno per l’assenza di aggressività della soluzione flebo-terapica impiegata, ma soprattutto correggere il prolasso mucoso).
  • La procedura necessita di essere ripetuta entro 2-3 mesi per le volte dovute ad una stabilizzazione dell’obiettivo terapeutico.
  • L’obiettivo terapeutico è la guarigione della malattia emorroidaria per rigenerazione staminale locale. L’effetto della terapia si manifesta con il rapido ripristino funzionale in assenza di necrosi, asportazione ed obliterazione delle vene trattate.
  • Recenti ed autorevoli pubblicazioni hanno dimostrato inoltre che il salicilato di sodio oltre a produrre azione di fibrosi tessutale della parete venosa, produce anche una potente stimolazione delle cellule staminali e che gli effetti rigenerativi(e non obliterativi) che documentiamo sulle pareti venose sarebbero in gran parte dovuti a questa specifica azione. A tale proposito è da tempo in corso di studio ed è attualmente impiegata la supplementazione del lipoaspirato centrifugato con salicilato di sodio in veicolo idro-glicerico nelle colture di adipociti e nei lipofilling, così come anche in altre colture di linee cellulari.
  • La T.R.A.P. è un trattamento ideato e praticata dal Dott. Sergio Capurro da numerosissimi anni in cui ilsalicilato di sodioviene utilizzato ad una bassa concentrazione normalmente non utilizzata e pari a 0.090-0.060 gr. diluiti ogni 3 ml. e ritenuta nella mia personale esperienza una terapia valida ed efficace.

Bibliografia:

  • Capurro S.: From Sclerotherapy and Ablative Surgery to Three-Dimensional Regenerative Phlebotherapy (T.R.A.P.)-UNION INTERNATIONALE de PHLEBOLOGIE 15th WORLD CONGRESS RIO, October 2-7, 2005.
  • Capurro S.: Three-dimensional Regenerative Ambulatory Phlebotherapy (T.R.A.P.), Capurro Research Group, Ed. D’Arsonval, Genova, Italy 2006.
  • Capurro S., Rava C., Ferrero S.: “Tolleranza ed efficacia delle soluzioni Bisclero 6% e Bisclero 10%, nella scleroterapia estetica”. La Medicina Estetica, 4, (1998).
  • Capurro S.: High efficacy sclerosing solution causing no iatrogenic lesions and process to obtain this solution. Patent ES2152235T, 1993.

Honcode

Honcode Medhunt

Il sito aderisce ai principi dell’ HONcode.

Trattamento fleboterapico con salicilato di sodio in veicolo idroglicerico diluito al 3% di paziente con emorroidi di 4° grado e prolasso della mucosa.

Per vedere la procedura di infiltrazione adottata cliccare qui.

Recenti ed autorevoli pubblicazioni hanno dimostrato inoltre che il salicilato di sodio oltre a produrre azione di fibrosi tessutale della parete venosa, produce anche una potente stimolazione delle cellule staminali e che gli effetti rigenerativi (e non obliterativi) che documentiamo sulle pareti venose sarebbero in gran parte dovuti a questa specifica azione. A tale proposito è da tempo in corso di studio la supplementazione del lipoaspirato con salicilato nelle colture di adipociti e nei lipofilling, così come anche in altre colture di linee cellulari.

ALIMENTAZIONE PER PREVENIRE LE EMORROIDI :

E’ importante correggere tutte le cattive abitudini alimentari che determinano da un lato uno stato di intossicazione e dall’altro stipsi cronica. Regole fondamentali da seguire:

Bibliografia essenziale: 

  1. MI Shtivelband, HS Juneja : “Aspirin and salicylate inhibit colon cancer medium-and VEGF-induced endothelial tube formation: correlation with suppression of cyclooxygenase-2 expression” 2003
  2. Jerome J. Decosse – Ian P. Todd: “Chirurgia anorettale” presentazione di C.U. CASCIANI, Edizione Italiana a cura di G.B. GRASSI-G.MILITO – Micarelli  Ed. 1990, Roma.
  3. T Hogetsu “Immunofluorescence microscopy of microtube arrangement in root cells of Pisum sativum” L. var Alaska, 1986
  4. M Karin , Y Yamamoto “The IKK NF-kB system: a treasure trove for drug development”, 2004
  5. CJ Barnes, IL Cameron, WE Hardman “Non-steroidal anti-inflammatory drug effect on crypt cell proliferation and apoptosis prevention activity via MEK/MAPK and PI-3K/Akt pathways”, 1998
  6. K Rao “MAP chinasi attivazione dei macrofagi”, 1999
  7. RJ Flower “The development of COX2 inhibitors”, 2003
  8. MJ Thayer, SJ Tapscott, RL Davis, WE Wright  “Positive aoutoregulation of myogenic determination gene MyoD”, 1989
  9. CJ Barnes, IL Cameron, WE Hardman “Non-steroidal anti-inflammatory drug effect on crypt cell proliferation and apoptosis during initiation of rat colon carcinogenesis.
  10. Thun M, Namboodiri M, Heath C. Aspirin use and reduced risk of fatal colon cancer. N Engl J Med 1991; 325: 1593-6.
  11. Masferrer JL, Leahy KM, Koki AT, Zweifel BS, Settle SL, Woerner BM, Edwards DA, Flickinger AG, Moore RJ, Seibert K, Antiangiogenic and antitumor activities of selective COX-2 inhibitors.Cancer Res 2000; 60: 1306-11.
  12. Holash J. Marsopierre PC, Compton D, Boland P, Alexander CR, Zagzag D, Yacoupoulos GD, Weingand SJ, Vessel cooption, regression and growth in tumors mediated by angiopoietin and VEGF, Science 1999; 284: 1994-8.
  13. Shibuya M. Structure and function of VEGF/VEGF-receptor system involved in angiogenesis.Cell Struct Funct 2001; 26: 25-35.

emorroidi e prolasso roma

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In quali casi clinici l’integrazione tra Fotobiomodulazione Laser emorroidaria e Fleboterapia Rigenerativa dimostra la maggiore efficacia?

Nella patologia emorroidaria più estesa e con prolasso emorroidario esterno od emorroidi esterne congeste di massimo grado oltre che nei pazienti più anziani. Quanto maggiore è la stasi del sangue venoso emorroidario e l’età dei pazienti, tanto più è presente danno ossidativo cronico grave della parete venosa emorroidaria sede della rigenerazione terapeutica ed è inoltre maggiore l’entità del prolasso mucoso: in questi casi clinici si evidenzia il maggiore vantaggio di un’associazione terapeutica nell’impiego medico dei più moderni Laser diodo a frequenza di 808 nm (spettroscopicamente è proprio questa infatti la banda di luce in grado di leggere l’emoglobina desossigenata presente nel sangue venoso e nelle vene emorroidarie che la contengono, per stasi del sangue in esse presente). Terapia conservativa non vuol dire “conservare una patologia” ma recuperare la naturale condizione anatomo-funzionale precedente alla malattia emorroidaria. Con l’assoluto rispetto per ogni altra metodologia, è onestamente difficile ipotizzare una terapia migliore della “restitutio ad integrum” per un tessuto malato se ci poniamo l’obiettivo terapeutico nella guarigione. L’uso endorettale di gel o creme all’acido ialuronico per alcune settimane consente di ottimizzare il trofismo della mucosa e della matrice extra-cellulare. Con tale tecnica il paziente viene gradualmente condotto verso l’autoguarigione poichè l’obiettivo finale è quello di stimolare la riparazione dei tessuti, promuovendo l’attivazione e liberazione locale dei fattori di crescita cellulare (lo stimolo più forte delle cellule staminali autologhe dello stesso paziente), incrementando l’acido ialuronico nei tessuti prolassati. Mediando in altre parole le metodiche più in uso dalla Medicina Rigenerativa e contribuendo ad un dialogo positivo tra la disciplina rigenerativa ed altre specializzazioni, sempre in favore dei pazienti.

E’ sempre utile far precedere la terapia medica con un moderno Laser diodo idoneo a “riconoscere” con precisione il solo sangue venoso e le vene emorroidarie ano-rettali prima dell’infiltrazione “rigenerativa” fleboterapica con salicilato di sodio a bassa diluizione?

Clinicamente il paziente si avvantaggia della terapia integrata Rigenerativa Fleboterapica se è preceduta ed associata alla Fotobiomodulazione Flebologica Laser. La risposta clinica su 50 pazienti con prolasso emorroidario ha dimostrato riduzione nei tempi di risposta terapeutica (entro 20 giorni) con più rapida guarigione clinica e massimo effetto antalgico durante la rigenerazione. Associo a seconda dei casi 1-2 applicazioni Laser. Infatti la “Tissue Engineering” emorroidaria associata a Fotobiomodulazione a bassa energiaregolarizza, come noto, i radicali liberi mitocondriali, (promuovendo una più efficace ed estesa normalizzazione dell’apoptosi cellulare). La fotobiomodulazione Laser inoltre promuove appena al di sopra di basse temperature (42°C) la destrutturazione del collagene stimolandone la sintesi biologica. Ciò si è dimostrato utile nella correzione del prolasso unitamente alla TRAP emorroidaria, poichè i fattori di crescita cellulare vengono per molti giorni liberati ad ondate cicliche nei tessuti. Vedi link

Perché si è dimostrato utile eseguire subito dopo l’anestesia locale l’applicazione indolore del Laser diodo ad 808 nm e per quale ragione alcune applicazioni Biofotoniche Laser sono consigliabili ad intervalli successivi di 7 -10 giorni ?

Gli attuali, accreditati studi della moderna Biofotonica e le loro attuali applicazioni cliniche, in gran parte provenienti da Germania, Giappone, Russia, Italia, Taiwan, U.S.A. hanno dimostrato alle adeguate lunghezze d’onda ed in determinate modalità applicative relative al “Tissue Engineering” (la Medicina Rigenerativa) una forte capacità rigenerativa clinica per la flebologia emorroidaria, con rilevante stimolazione delle cellule staminali autologhe, recuperando la “regolare apoptosi cellulare” cioè la “regolare rigenerazione del rinnovamento cellulare” quando patologicamente alterato nei tessuti biologici.

La Fleboterapia rigenerativa delle vene emorroidarie è in grado di conservare e di “correggere” le vene e la mucosa sovrastante?

Si. Al contrario, la scleroterapia chiude le vene emorroidarie obliterandole o “distruggendo” il gavacciolo emorroidario che diverrà un’escara, poiché chimicamente aggressivo. Il problema emodinamico non viene peraltro corretto né contenuto, ma spostato semplicemente a carico di altri segmenti venosi. Non è presa in alcuna considerazione la correzione ed il recupero anatomico delle varici ano-rettali (VAR) del plesso venoso ano-rettale e che talora fà seguito anche all’aumento della pressione nella vena porta, perché il sangue venoso non è adeguatamente drenato dal fegato (come avviene ad esempio quando il fegato e reso duro e “fibroso” da numerose epatopatie). E’ inoltre impossibile eseguire anche una correzione del prolasso della mucosa intestinale che le ricopre e che dalle stesse emorroidi viene solitamente “trascinato” all’esterno in variabile grado e che spesso a livello del retto basso presenta un’ampio scollamento dai piani anatomici sottostanti. L’uso endorettale di gel o creme all’acido ialuronico per alcune settimane consente di ottimizzare il trofismo della mucosa e della matrice extra-cellulare, contribuendo al reintegro nei tessuti malati di tale importantissima struttura che normalmente è presente abbondantemente nei tessuti sani e che và reintegrata col passare degli anni e nel tessuto malato.

Ha ancora senso attualmente asportare la patologia emorroidaria?

E’ un vecchio equivoco quello di asportare o “demolire” chirurgicamente le emorroidi. L’antico equivoco riguarda le varie forme della chirurgia demolitiva emorroidaria ed è ormai stato ampiamente ed autorevolmente definito nel corso del “World Congress of Colonproctology” del 2005, Chairman l’Illustre Prof. Mario M. Giordani : le autorevoli conclusioni sono infatti tutte per la conservazione delle emorroidi. L’antico equivoco terapeutico è stato brillantemente esposto anche dalle osservazioni scientifiche del Prof. Luigi Longo, durante il Convegno sul “Trattamento chirurgico delle emorroidi”. Con il suo intervento fà risalire le vene emorroidarie nel canale anale, conservandole nella loro integrità affinchè assolvano la funzione alla quale sono deputate dalla natura, (al fine di contenere la fuoriuscita dei gas dall’ intestino) riducendo solo di alcuni centimetri il tratto della mucosa anale sovrastante e che le comprende, utilizzando idonea suturatrice meccanica.

Qual’è il costo della procedura ambulatoriale e quali sono le ragioni degli ostacoli alla diffusione della fleboterapia rigenerativa?

Il costo della terapia è realmente basso e non si rendono necessari molti farmaci per il successo terapeutico ed il controllo del dolore. E’ inoltre possibile evitare ricoveri, degenze e costi sociali. Il paziente riprende l’attività lavorativa rapidamente: è quindi assolutamente inspiegabile che possano esistere ostacoli alla diffusione della terapia con il più antico principio attivo sclerosante del mondo, ignorandone la diversa azione biologica sui tessuti, qualora non sia desiderabile per il paziente un’azione sclerosante e dunque chimicamente troppo aggressiva per la matrice cellulare ed il citoscheletro oltre che per i delicatissimi fattori proteici rigenerativi cellulari. Per garantire la stabilità del risultato clinico occorre però ripetere più sedute anche se a distanza di pochi mesi (2-3 mesi l’una dall’altra). Dobbiamo infatti considerare i fattori di crescita cellulare come il concime fertilizzante delle cellule staminali autologhe nei nostri tessuti biologici. Così sul concime che uso più di frequente è scritto:
Dosi d’impiego
Limoni ed altri agrumi:
Concimare al momento del trapianto, a fine inverno, in primavera e alla fine dell’estate
(ed in effetti considerando le ragioni climatiche dove vivo, personalmente l’impiego sempre già a fine agosto, fine settembre, fine ottobre e metà novembre). E con meravigliosi risultati!

Quali sono i vantaggi ed i limiti del trattamento?

La possibilità di curare non il solo effetto (ablazione di emorroidi visibili) ma bensì tutte le varici ano-rettali numerose che riforniscono i gavaccioli emorroidari: esse possono rendersi raggiungibili localmente solamente grazie ad un principio attivo liquido (il salicilato di sodio in veicolo idro-glicerico), indolore e rispettoso localmente dei plessi venosi in cui manifesta l’azione terapeutica locale rigeneratrice. Il vantaggio di poter risolvere nella stessa seduta entrambe i danni anatomici del paziente emorroidario: il prolasso della mucosa ano-rettale del paziente (primo fattore in causa nella patologia emorroidaria di qualsiasi grado) e la presenza di varici ano-rettali spesso di enorme portata venosa ed elevata pressione intravenosa, come ad esempio nell’ipertensione portale o nelle patologie epatiche maggiori. Soltanto ottimizzando il risultato fino al totale recupero del danno anatomico è possibile mantenere il risultato dell’autoguarigione ottenuta dal paziente. I controlli clinici a 5 anni dimostrano una stabilità anatomica ed il recupero di una rapida, efficace e corretta evacuazione. Per questa ragione sono così importanti le visite di controllo con il rettoscopio.

Quali antidolorifici vengono consigliati dopo il trattamento?

Semplicemente Tachipirina in compresse oppure dei FANS per via orale (2 volte al giorno per un periodo dai 2 ai 5 giorni al massimo). La reattività dolorosa dei pazienti è variabile poiché la via che innesca l’attivazione e successiva liberazione dei fattori di crescita cellulare è attivata dalla liberazione di acido arachidonico endocellulare proprio per via delle fosfolipasi liberate dai fosfolipidi delle membrane cellulari nel sangue venoso, dopo contatto con la soluzione terapeutica stessa, proprio grazie all’attivazione delle ciclossigenasi (COX) e delle lipossigenasi endocellulari con liberazione contestuale anche di prostaglandine, di leucotrieni, istamina, prostaciclina, trombossano, serotonina ed altri fattori proteici che possono rendersi responsabili dei modesti fastidi avvertibili da alcuni pazienti anche se pur sempre per pochi giorni. I fastidi locali sono inoltre influenzati variabilmente anche da concause variabili come la presenza di idrogenioni (ioni idrogeno) nei tessuti patologici del paziente. L’uso endorettale di gel o creme all’acido ialuronico per alcune settimane consente di ottimizzare il trofismo della mucosa e della matrice extra-cellulare.

E’ possibile curare pazienti affetti dalla recidiva della malattia emorroidaria?

E’ possibile incontrare frequentemente emorroidi residue o recidive all’atto ablativo e comprendere che il paziente rinvii la visita nella necessità di un ulteriore intervento chirurgico è nella logica dell’umano sentire. In tali casi la fleboterapia rigenerativa emorroidaria è una valida alternativa, ma è però frequente che il paziente si sottoponga con notevole ritardo alla terapia rigenerativa rendendo indispensabili per la stabilità della patologia 3-4 trattamenti terapeutici, sempre accompagnati dall’applicazione di acido ialuronico per uso endo-rettale. Terapia conservativa non vuol dire “conservare una patologia” ma recuperare la naturale condizione anatomo-funzionale precedente alla malattia emorroidaria. Con l’assoluto rispetto per ogni altra metodologia, è onestamente difficile ipotizzare una terapia migliore della “restitutio ad integrum” per un tessuto malato se ci poniamo l’obiettivo terapeutico nella guarigione. L’uso endorettale di gel o creme all’acido ialuronico per alcune settimane consente di ottimizzare il trofismo della mucosa e della matrice extra-cellulare.

Qual’è il meccanismo d’azione della fleboterapia rigenerativa emorroidaria (TRAP emorroidaria)?

La fleboterapia rigenerativa fonda i suoi presupposti sulla liberazione dalle cellule del sangue venoso di numerosi fattori di crescita cellulare (in particolare dalle piastrine e dai globuli bianchi) e per la sua stabilità negli anni presuppone della totale risoluzione anatomica del prolasso, di un miglioramento visibile del trofismo della mucosa e di una significativa risalita e fissazione ai piani anatomici sottostanti grazie alla produzione di un’abbondante matrice extra-cellulare e di collagene, che risolva il prolasso e lo scollamento della mucosa stabilmente.
I fattori di crescita cellulare piastrinici e leucocitari sono il “concime” delle nostre cellule staminali autologhe (sarei contento se tu leggessi qualcosa a tempo libero sulle voci che ho posto in grassetto): anche la tecnica che attuo ha bisogno dei suoi tempi e dei suoi intervalli. Non sarà mai possibile ottenere un risultato esaustivo per tutti i casi clinici in una sola seduta. Ma a quanto pare ciò è vero anche per il concime delle mie piante. Dobbiamo infatti considerare i fattori di crescita cellulare come il concime fertilizzante delle cellule staminali autologhe dei nostri tessuti biologici. Non avviene dunque la chiusura dei vasi venosi emorroidari trattati ma il normale rimodellamento dell’architettura venosa con un rafforzamento stabile della parete vasale. Ciò è importante per rispettare e conservare la funzionalità venosa. La rigenerazione dei gavaccioli emorroidari e delle varici ano-rettali si dimostra un’ideale terapia, scevra delle tipiche complicanze che altre metodiche presentano: essa non distrugge i tessuti patologici ma ne promuove ed attua la reale guarigione.

E’ stabile nel tempo la terapia rigenerativa emorroidaria?

Per la stabilizzazione dei risultati clinici è necessario ripetere lo stimolo terapeutico mediamente almeno per 3-4 successive infiltrazioni a seconda del variabile caso clinico a distanza di pochi mesi.

Eseguendo dal 2006 la fleboterapia rigenerativa emorroidaria, quali vantaggi riscontra nei pazienti?

Dal 1993 la fleboterapia rigenerativa rappresenta una terapia consolidata grazie anche al suo principio attivo: il semplice salicilato di sodio.
assenza totale del rischio di emorragie post-operatorie in assenza di terapia antalgica.
assenza di anestesia generale o spinale (terapia anestetica per infiltrazione: la lidocaina è il costituente delle creme antalgiche locali).
assenza dei giorni di degenza clinica e ricovero.
nella stessa seduta si curano sia emorroidi esterne che interne.
non cura il solo effetto (emorroidi visibili) ma può distribuirsi localmente alle vene del plesso emorroidario (che riforniscono la malattia emorroidaria).
consente la terapia del prolasso mucoso-emorroidario e la colonscopia è eseguibile tranquillamente 30 giorni dopo la stabilizzazione del trattamento.

Quali indicazioni e controindicazioni nelle terapie ablative (Chirurgia, Laser etc.) e quali vantaggi può aspettarsi il paziente affetto da malattia emorroidaria nella terapia conservativa rigenerativa?

Le terapie ablative emorroidarie sono l’unico modo per asportare la patologia emorroidaria. La fleboterapia rigenerativa emorroidaria non asporta le emorroidi ma rimodella le pareti venose emorroidarie e tutte le vene che riforniscono i gavaccioli emorroidari: curando l’effetto ne guarisce la causa ed i tessuti dopo 30 giorni circa torneranno alla normalità anatomica, recuperando la loro funzione. In Medicina definiamo ciò “restitutio ad integrum” (locuzione latina che indica una ritrovata normalità e funzionalità dei tessuti od organi a seguito di malattie che li hanno colpiti). In pratica ciò coincide con la guarigione della malattia emorroidaria e con il recupero delle normali funzioni fisiologiche, senza asportare, necrotizzare, bruciare, la regione affetta da patologia.

Come guarire dalla malattia emorroidaria ricorrendo alla possibilità conservativa per le vene emorroidarie?

Numerose ed affermate pubblicazioni di grande rilievo medico-scientifico Internazionale hanno dimostrato ed acquisito farmacologicamente da tempo che il salicilato di sodio produce una potente azione di stimolazione sulle cellule staminali e che gli effetti rigenerativi constatati sulle pareti venose del plesso emorroidario sarebbero localmente dovute in gran parte anche a questa specifica azione di tale principio attivo sclerosante.

Contatti

Nome: Marco Cosimi

Titolo di Studio: Medico Chirurgo

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Indirizzo studio: Via Nomentana, 4 00015 Monterotondo Scalo (RM)

Dirigente medico 
U.O.C. di Chirurgia Generale 
Ospedale Sant’ Eugenio, Roma 
ASL RM 2, matr. 72894 
E-Mail: studio@marcocosimi.it 
Ordine Professionale: 
Albo Provinciale dei Medici Chirurghi di ROMA (Ordine della Provincia di ROMA) 23/04/1986 con n. d’ordine 37028 

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